![]() |
![]() ![]() |
|
Chirurgia Plastica - MastopessiLa ptosi mammaria
Da un punto di vista pratico in chirurgia plastica come si distingue un seno ptotico da uno normale? Esistono numerosi sistemi per valutare e quantificare la caduta del seno, differenti secondo le scuole chirurgiche, alcuni di questi estremamente complessi cercano punti medi del braccio e tentano di rapportare tali punti al seno, altri addirittura fantasiosi, prevedono a scopo valutativo l’inserimento di fogli di carta sotto i solchi mammari aspettando che cadano (o non cadano), per dimostrare l’ipotetica ptosi. L’individuazione del punto “A” di Pitanguy resta il sistema più semplice e pratico per individuare la corretta posizione dell’areola e del capezzolo ed è secondo me il punto di partenza per “progettare” un intervento di mastopessi. Una volta individuato il punto “A” è possibile misurare il grado di ptosi mediate la classificazione di Robutti che distingue le ptosi in piccole (discesa del complesso areola-capezzolo di meno di 5 centimetri), medie (discesa del complesso areola-capezzolo di 5-10 centimetri) e grandi (discesa del complesso areola-capezzolo di più di 10 centimetri). Esistono poi altre classificazioni come quella di Lalardiue, che divide le ptosi in cutanee e ghiandolari, che sono secondo me poco importanti da un punto di vista pratico, in quanto è risaputo, che limitare un intervento di mastopessi esclusivamente alla asportazione di pelle in eccesso (anche se trattasi di ptosi cutanea isolata), senza eseguire un nuovo montaggio del tessuto ghiandolare interno produrrebbe rapidamente una recidiva del problema. Indipendentemente dal tipo di ptosi, che investa solo la pelle o solo il tessuto interno, occorre comunque trattare ambedue le strutture
chirurgia plastica mastopessi | la mastoplastica additiva | |
|
|
Copyright 2003 - 2008 - Dott. Mauro Leonardis |
||