chirurgia estetica
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Il lifting degli occhi e il terzo medio del viso

Esistono vari tipi di minilifting i quali possono addirittura essere utilizzati a supporto di altri interventi di chirurgia estetica. Il Prof. Raul Loeb considerato il padre della blefaroplastica moderna, consigliava il minilifting del terzo medio in casi di estrema flaccidità delle palpebre inferiori e realizzava un minilifting classico, in tutti quei casi in cui facendo una blefaroplastica si correva il rischio di una modificazione della forma dell’occhio per cedimento delle strutture limitrofe, o peggio di una retrazione della palpebra inferiore dopo l’intervento di blefaroplastica. Oggi i concetti si sono evoluti, per cui si tende ad utilizzare altri procedimenti, che limitino la possibilità di tali complicazioni (la cantopessi nella blefaroplastica ad esempio), rimane comunque il principio valido, già applicato e riconosciuto da molti anni.

 

Nell’ambito delle tecniche classiche per il trattamento del terzo medio, negli Stati Uniti si parla di minilift e mediolift secondo l’entità dello scollamento e l'estensione dell’incisione effettuata, in sede pre e retro auricolare, fermo restando, che ancora una volta esistono pazienti ideali per ognuno di questi procedimenti e che il medico dovrebbe consigliare la scelta sulla base del grado di invecchiamento del paziente. Tali interventi potrebbero anche essere indicati dal paziente sulla base di esigenze proprie, come la necessità di ritornare alla vita di relazione in tempi brevi, comunque ottenendo risultati inferiori alle possibilità offerte dal procedimento indicato e per lui ideale.

Le tecniche classiche sono ancora valide ed estremamente efficaci, seguono dei principi basati sui vettori di trazione classici, già studiati dal Prof. Pitanguy, che prevedono il "tiraggio" dei tessuti eccedenti, lateralmante e verso l’alto in direzione delle orecchie e trovano una ottima applicazione negli invecchiamenti con notevole cedimento al livello delle guance.
Nuovi concetti sui vettori di trazione verticali al livello del terzo medio hanno dato il via alla nascita di tutta una serie di tecniche con accesso transpalpebrale, cioè mediante un’incisione effettuata, come per la blefaroplastica inferiore, sotto le ciglia, con uno scollamento profondo, non limitato alle palpebre ma che continua generalmente sotto il piano muscolare, al livello del periostio (la lamina che è a contatto con l’osso), fino ad arrivare ai solchi naso genieni, producendo non solo un ringiovanimento limitato alla regione palpebrale ma di tutto il terzo medio del viso. Questo è l'approccio moderno che sta rivoluzionando i concetti di minilifting e di blefaroplastica. La tendenza nel prossimo futuro sarà sicuramente di considerare le palpebre inferiori e l’area sottostante come un'unica struttura: è il concetto di terzo medio.
Secondo i moderni concetti il vettore ideale per il ringiovanimento del terzo medio del viso infatti è verticale, come descritto da Hamra e da altri. Questo produrrebbe un ringiovanimento più efficace e naturale proprio perché si agisce in direzione perfettamente opposta a quella della forza di gravità.
Occorre tuttavia fare i conti sempre con le esigenze dell’età moderna, per cui mentre il recupero dopo un mini o medio lifting classico è di circa 20 – 30 giorni, per il minilifting del terzo medio effettuato per via transpalpebrale specie se effettuato sul piano sotto periostale prevede dei tempi di recupero un poco più lunghi in funzione di un gonfiore residuo che generalmente scompare completamente nel giro dei 45 – 60 giorni.
I tempi di recupero sono oggi, secondo me, il punto limitante di questi procedimenti, che pur producendo risultati migliori, mettono il paziente in una situazione per cui occorre pazienza, anche per sopportare le immancabili osservazioni di amici e parenti, che pur non rendendosi conto dell’accaduto, durante tale periodo sono soliti esclamare “ma cosa hai fatto? hai il viso gonfio? hai una allergia ?”.

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