Plastica del naso
Vecchi e nuovi concetti della Rinoplastica

Durante il master in Chirurgia Cranio Maxillo-Facciale,
che ho realizzato durante tutto il 2001 presso il Servizio di Chirurgia
Plastica dell’ Università di Sao Paulo - Brasile (FMUSP)
diretto dal Prof. Marcus Castro Ferreira e riservato a specialisti in
Chirurgia Plastica, ho avuto modo di conversare personalmente col Prof.
Ortiz Monasterio (Mexico) intervenuto come docente e considerato una
tra le autorità mondiali, anche per quanto riguarda la chirurgia
del naso. Mi spiegava come aveva affinato la propria tecnica nel corso
degli anni e come oggi togliesse lo stretto necessario, senza eseguire
più quegli abbassamenti esagerati del dorso del naso che producevano
un aspetto estremamente artificiale.
C’è da dire tuttavia, che per molti chirurghi, che praticano
la rinoplastica, i concetti di estetica ancora oggi rimangono limitati
ad una amputazione della gobba del naso, con gli esiti che tutti noi
conosciamo.
Nel tentativo di migliorare la propria tecnica di plastica nasale, alcuni
chirurghi hanno cercato erroneamente di plasmare la forma del naso unicamente
in funzione delle proporzioni del viso. Molte volte chi va dal chirurgo
sente dirsi, che non gli si può accorciare troppo il naso perché
le caratteristiche del proprio viso non consentirebbero un naso troppo
corto, che non si adatterebbe a tale viso.
Questi concetti seppur logici hanno portato ad un periodo, in cui le
rinoplastiche sono state eseguite con correzioni insufficienti, che
rendevano necessario inevitabilmente il reintervento.
Allo stato attuale il concetto di rinoplastica estetica moderna prevede
l’osservanza di canoni estetici che abbiano una certa variabilità
(l’angolo naso-labiale ad esempio cioè l'angolo tra la
columella e il filtro labiale viene considerato normale tra i 90°e
i 110°) i quali vengono messi in relazione all’anatomia delle
strutture vicine e adattati sulla base della fisionomia del viso del
soggetto (vedi il riferimento scientifico numero 9,10,11,12).